La condanna di Harvey Weinstein è l’inizio di una nuova era per la giustizia.

A New York, dopo cinque giorni di camera di consiglio, la giuria del processo Weinstein, iniziato il 6 gennaio scorso e presieduto dal giudice James Burke, è arrivata ad un verdetto definivo. L’ex magnate americano di Hollywood, Harvey Weinstein è giudicato colpevole di due capi d’accusa, violenza sessuale di primo grado, consumata nel suo appartamento di Soho il 10 luglio 2006 ai danni dell’assistente di produzione Mimi Haley, e stupro di terzo grado, avvenuto al DoubleTree Hotel di New York il 18 marzo 2013 ai danni dell’aspirante attrice Jessica Mann. E’, invece, assolto per gli altri tre capi di accusa, tra cui quello più grave di aggressione sessuale predatoria, condanna che gli avrebbe assicurato l’ergastolo. La sentenza sarà resa nota il prossimo 11 marzo, ma la notizia è una di quelle che segnano la storia.

Harvey Weistein assieme ad alcuni componenti della sua squadra di avvocati. Photo credit: sconosciuto.

Le reazioni al verdetto di colpevolezza

La difesa

Dopo la lettura del verdetto, Donna Rotunno, l’avvocato a capo della difesa di Weinstein, chiede che il suo assistito venga rilasciato su cauzione per poter ricevere le cure mediche necessarie a seguito di un’operazione mal riuscita alla schiena e poter ricevere delle iniezioni atte a scongiurare il rischio di cecità. Il giudice Burke ha, però, rigettato la richiesta. Dopo essere stato ammanettato, il condannato è preso in custodia dalle guardie. Il detenuto avrebbero dovuto essere riportato in gattabuia a Rykers, ma Weinstein, invece, è stato portato al Bellevue Hospital per dichiarati dolori al petto. Il rischio di 25 anni e 18 mesi di prigione per la violenza sessuale e 4 anni per lo stupro hanno evidentemente scosso il detenuto.

Donna Rotunna, l’avvocato a capo del pool di avvocati, che difendono l’ex magnate Harvey Weinstein. Photo credit: sconosciuto.

La squadra di avvocati della difesa si è dichiarato pronta a correre subito in appello. “Siamo delusi”, ha detto la Rotunno, “ma sapevamo sin dall’inizio, che partivamo male. I giurati sapevano già tutto quello che si poteva sapere sul caso. Non siamo riusciti a trovare un solo giurato che non avesse mai sentito parlare di Harvey Weinstein. Ma la battaglia non è finita.”

L’accusa

Nella conferenza stampa, che ha seguito il verdetto, il procuratore del distretto di Manhattan Cyrus Vance Jr. ha detto, “C’è un nuovo scenario per le vittime di violenza sessuale in America. E’ un nuovo giorno.” Dopo aver letto i nomi delle vittime, che hanno testimoniato al processo, ha aggiunto che Mimi Haley, Jessica Mann, Annabella Sciorra, Dawn Dunning, Tarale Wulff e Lauren Young “hanno cambiato il corso della storia nella battaglia contro le violenze sessuali. […] Lo stupro è stupro, l’aggressione sessuale è aggressione sessuale, in ogni caso. Weinstein è un feroce predatore sessuale seriale, che ha usato il suo potere per minacciare, stuprare, aggredire, ingannare, umiliare e far tacere le sue vittime.”

Al centro il procuratore distrettuale Cyrus Vance Jr. nel palazzo di giustizia di New York. Photo credit: sconosciuto.

Le vittime

In un’altra conferenza stampa, tenutasi fuori dal palazzo di giustizia, anche gli avvocati dei testimoni hanno espresso la propria soddisfazione. Tra loro, Douglas Wigdor, che ha commentato,  “Harvey Weinstein è proprio dove dovrebbe essere ora: dietro le sbarre.” Ha aggiunto, “Ringrazio le donne che hanno dato voce a coloro che, invece, non possono essere ascoltate”. Ha concluso estendendo i propri ringraziamenti anche a Ronan Farrow, Jodi Kantor e Megan Twohey, i giornalisti, che hanno contribuito in modo significativo a portare alla luce i fatti a processo.

Da sinistra, i giornalisti Ronan Farrow, Jodi Kantor e Megan Twohey. Photo credit: sconosciuto.

Time’s Up Foundation

Tina Tchen, presidente ed amministratore delegato della Time’s Up Foundation, creata nel gennaio 2018 per prevenire le molestie sessuali in ogni ambito lavorativo, ha commentato così la notizia,  “Questo processo – la decisione presa oggi dalla giuria – segna l’inizio di una nuova era per la giustizia e non solo per le donne, che hanno testimoniato incorrendo in gravi rischi personali, ma per tutte le persone, che sopravvivono a molestie, abusi e aggressione sul posto di lavoro.” Ha, infine, espresso tutta la sua gratitudine nei confronti delle testimoni per il coraggio dimostrato in aula davanti al loro carnefice.

Tina Tchen, amministratore delegato della Time’s Up Foundation. Photo credit: MediaPunch/Shutterstock

Fonte: The Hollywood Reporter



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