Renée Zellwegger in Judy è pura magia triste.

Alcuni bambini prodigio della Hollywood degli anni ’40 e ’50 sono stati, chi più chi meno, fagocitati da un sistema, che ne ha sfruttato talento ed energie a tal punto da rovinarne la vita adulta. Questi bambini erano macchine per far soldi. Sfornavano un film di successo dietro l’altro. Dovevano, per questo, sostenere ritmi di lavoro disumani e, per farli stare al passo, le produzioni facevano loro assumere anfetamine e barbiturici di ogni tipo. Tra questi enfant prodige, l’attrice americana Judy Garland (1922-1969) è stata sicuramente una “vittima” eccellente.

Il Poster italiano

La Trama

Il film del regista inglese Rupert Goold racconta gli ultimi mesi di vita dell’attrice americana Judy Garland. La donna trascorre questi mesi a Londra, dove si esibisce per un’ora ogni sera al Talk of the Town, night club della capitale inglese. Qui, lontana dai figli più piccoli, Lorna e Joey, avuti dal produttore Sidney Luft, cerca di rilanciare la sua carriera e guadagnare abbastanza denaro per poter tornare in America, acquistare una casa e riavere con sé i propri bambini, affidati temporaneamente al padre. Troppo segnata nel corpo e nell’animo, però, Judy riesce a fare ben poco, ma, anche con quel poco, incanta un pubblico, che non la dimenticherà mai.

Da sinistra, Liza Minnelli, la figlia avuta dal regista Vincente Minnelli (1903-1986) e i piccoli Lorna e Joey – i figli avuti dal terzo marito, il produttore Sidney Luft (1915-2005). Accanto la Garland stessa.

La Recensione

In Judy, l’attrice americana Renée Zellweger, già Premio Oscar come Miglior Attrice non Protagonista nel 2004 per Ritorno a Cold Mountain di Anthony Minghella, ha compiuto un miracolo. Nei panni di Judy Garland (all’anagrafe Frances Ethel “Baby” Gumm), la Zellweger, non solo ha riportato in vita il mito ed il talento dell’attrice, ma ha anche gettato luce sui drammi, che la donna ha vissuto negli ultimi mesi della sua vita e che, forse, ben pochi conoscevano. La Zellweger ha studiato per più di un anno per riuscire ad imitare il modo di cantare e il modo di atteggiarsi della Garland sul palco. E’ stata una sfida notevole considerando che l’attrice ha interpretato ogni sequenza musicale rigorosamente dal vivo. La Zellweger non delude, anzi, lascia lo spettatore a bocca aperta e non solo nei numeri musicali. Imita alla perfezione le movenze del corpo dinoccolato, filiforme e malaticcio della Garland, che simile a quello di un burattino ormai fuori controllo è destinato a soccombere.

L’attrice Renée Zellweger nel ruolo dell’iconica attrice e cantante Judy Garland nel film Judy di Rupert Goold.

I rigidi dettami di Hollywood e le reazioni di Judy

Gli ultimi difficili mesi di vita dell’attrice trovano spiegazione in una serie di flashback, in cui la sedicenne Judy, interpretata dalla promettente attrice esordiente Darci Shaw, subisce limitazioni e minacce sia sul set che fuori. Le clausole del suo contratto parlano chiaro. E’ costretta a stare a stecchetto. Non le è permessa neanche la golosità di una patatina fritta. E’ considerata il “brutto anatroccolo” dalla voce più bella al mondo. Per contratto, deve seguire quanto il temibile signor Louis B. Mayer (1882-1957) (Richard Cordery), cofondatore della Metro Goldwyn Mayer, comanda ed esige. I flashback si alternano costantemente con il presente e servono a contestualizzarlo, a far comprendere la genesi della condizione psicologica e dello stato fisico precario della Garland fino a giustificarne non tanto le azioni, quanto le reazioni più inconsulte.

Il produttore Louis B. Mayer (Richard Cordery) e la piccola Judy (Darci Shaw) nella scena iniziale del film.

Una certa critica contesta un mancato approfondimento delle relazioni tra i protagonisti o addirittura della personalità di alcuni personaggi. Affermano che la trama è poco avvincente, che non vi è azione, ma il film è un “catalogo” di reazioni valorizzate da continui primi piani della donna. Judy reagisce, perché non è in grado di agire, non più. E’ troppo prostrata. Il piano lungo della Zellweger reclinata su se stessa davanti allo specchio del camerino è l’immagine emblematica di una donna distrutta. Judy vorrebbe poter essere normale, ma non le è mai stato concesso di esserlo. Lei deve essere la spumeggiante Judy Garland come il suo nome “Judy” nel titolo di apertura recita in rosso scintillante stagliato su sfondo nero. E’ una stella destinata a brillare, ma ormai solo per un’ora al giorno sul palco come fa quel titolone per pochi secondi sullo schermo.

Judy Garland (Renée Zellweger) nel camerino del night club Talk of the Town a Londra dopo il suo debutto.

La mamma Judy Garland

L’attrice, diventata famosa per il ruolo di Dorothy Gale ne Il Mago di Oz (1939) di Victor Fleming, è prima di tutto una mamma. Il regista Goold lo sottolinea dando ampio spazio al dolore della donna per il necessario distacco dai figli più piccoli, Lorna e Joey (Lewin Lloyd), più che non dalla figlia maggiore Liza Minnelli (Gemma-Leah Devereux), ormai maggiorenne ed indipendente. Judy è lacerata dalla distanza e ciò che fa di buono, lo fa per riavere i suoi bambini. E’ purtroppo troppo tardi. Glielo fa capire la piccola e matura Lorna, interpretata dall’attrice inglese Bella Ramsey, durante una telefonata rassegnata e tristemente risolutiva. In una cabina telefonica di una grigia, notturna e deserta via di Londra, Judy parla con la figlia. Il primo piano della Zellweger in lacrime è straziante. La voce rotta in gola dalla commozione, il respiro affannoso e il pianto strozzato di Judy risuonano nell’orecchio dello spettatore. Pura magia triste.

In una scena del film, Joey (Levin Lloyd) e Lorna, assieme alla madre Judy.

Il regista Goold opta per i piani lunghi e lunghissimi prevalentemente per la realizzazione delle scene musicali. Judy trionfa cantando sul palco. Il corpo sottile di Judy, fasciato in abiti glamour e tailleur multicolore, è sinuoso tanto quanto le sfumature della sua voce nel raggiungere le note più alte. E’ una Judy diversa. La Zellweger riesce a cogliere le diverse nature della donna, animale da palcoscenico, mamma amorevole e donna sconfitta da mille soprusi subiti. Lo spettatore si perde nei profondi occhi neri di Judy e rimane folgorato dalle labbra color rosso fuoco e ancor di più dalla pelle candida di una “Dorothy” ormai in fin di vita.

Una scena musicale del film Judy.

La fine

Sul palco, Judy canta, canta, canta, perché “non può farne a meno”. L’approvazione del pubblico è tutto per lei. Da loro non vuole essere dimenticata. E’ l’unica medicina che l’aiuta a combattere la depressione. Dopo tutto, “Quattro mariti non sono serviti!”, afferma Judy, quando lo specialista, a cui si rivolge, le chiede come affronta il male oscuro. In realtà, i mariti saranno cinque. Nel 1969, pochi mesi prima di morire, sposa Mickey Deans (1934-2003) (Finn Wittrock), manager di un locale di New York, conosciuto ad una festa. Sarà lui a rinvenire il corpo esanime della Garland il 22 giugno 1969, deceduta per morte accidentale a causa del sovradosaggio prolungato di barbiturici. Aveva 47 anni.

Judy Garland (Renée Zellweger) e Mickey Deans (Finn Wittrock) si incontrano per la prima volta ad una festa.

Il film si conclude con la citazione scritta in bianco su sfondo nero, “Un cuore non si giudica solo da quanto tu ami, ma da quanto riesci a farti amare dagli altri”. La frase tratta dal Il Mago di Oz è un tragico epitaffio, che testimonia il vero. Il successo del film e il “sing-along” del pubblico sulle note di The Trolley Song o di Over the Rainbow, infatti, testimoniano che Judy Garland è una stella, che tutti amano ancora ed oggi, forse, anche di più, grazie all’interpretazione di Renée Zellweger, che domenica merita davvero di sbancare anche gli Oscar, dopo aver incassato già, tra i tanti premi, un Golden Globe, il Premio della Critica e il Bafta per la sua interpretazione in Judy.

Il Trailer Originale (in italiano)

La scheda dal film

Titolo: Judy

Genere: Drammatico, biografico, musicale, sentimentale.

Regista: Rupert Goold

Soggetto: dall’opera teatrale End of the Rainbow del drammaturgo inglese Peter Quilter

Sceneggiatura: Tom Edge

Cast: Renée Zellweger, Finn Wittrock, Rufus Sewell, Michael Gambon, Jessie Buckley, Bella Ramsey, Richard Cordery, Andy Nyman, Royce Pierreson, Darci Shaw, Daniel Cerqueira, Lewin Lloyd

Produttore: David Livingstone

Produttori esecutivi: Lee Dean, Charles Diamond, Ellis Goodman, Aaron Levene, Cameron McCracken, Andrea Scarso

Casa di Produzione: BBC Films, Calamity Films, Pathé UK, 20th Century Fox

Fotografia: Ole Bratt Birkeland

Montaggio: Melanie Oliver

Musiche: Gabriel Yared

Scenografia: Kave Quinn

Costumi: Jany Temime

Trucco: Robb Crafer, Jeremy Woodhead

Casa di distribuzione (in Italia): Notorious Pictures

Paese: Regno Unito

Anno: 2019

Durata: 118 minuti

Uscita: Il film è proiettato perla prima volta al Telluride Film Festival il 30 agosto 2019. Esce nelle sale americane il 27 settembre 2019, solo pochi giorni dopo il 2 ottobre nel Regno Unito. In Italia viene distribuito il 30 gennaio 2020.



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