Mitt e come perdere le elezioni americane ben due volte.

E’ storia ben conosciuta, che il democratico Barack Obama vinse le elezioni presidenziali americane del 2008 battendo il repubblicano ed eroe di guerra John McCain (1936-2018) e diventando così il 44° Presidente degli Stati Uniti, nonché il primo afroamericano ad essere eletto per la carica di Comandante in Capo. Quattro anni dopo, alle presidenziali del 2012, Obama è riconfermato alla Casa Bianca stracciando il repubblicano e semi-conosciuto Mitt Romney.

Il poster (in inglese)

La trama

Il documentario, diviso in due parti, prima segue Mitt Romney, ex-governatore del Massachusetts (2003-2007), e la sua famiglia durante la campagna per le primarie repubblicane alle presidenziali del 2008, in cui è sconfitto dal senatore dell’Arizona John McCain, poi in quella per le presidenziali del 2012 come candidato repubblicano prescelto a sconfiggere il democratico Obama, in lizza per il suo secondo mandato da Presidente.

La recensione

Il regista Greg Whiteley scrive e dirige un ritratto impietoso di Mitt Romney. Fa una cronaca dei retroscena delle due campagne elettorali attraverso i dialoghi e i rapporti che coinvolgono tutti i componenti della famiglia Romney, dalla moglie Ann, ai figli Taggart, Matthew, Joshua, Benjamin, Craig e ai tanti nipoti, che lo seguono in carovana. Non vi è dubbio. La forza di quest’uomo è la famiglia, che accetta il suo desiderio di correre per la presidenza, ma non nasconde i propri timori per le conseguenze, che tutti loro patiranno a seguito dell’esposizione mediatica.

Mitt Romney al centro. La moglie Anna e i figli in secondo pieno. Photo Credit: McNamee/Getty Images/AFP

Le Primarie Repubblicane del 2008

Nel 2006, quando esce la notizia della candidatura alle primarie repubblicane di Mitt Romney, il regista Greg Whiteley avvicina Tagg Romney, figlio maggiore del politico, per proporgli un documentario, che racconti le fasi della campagna del padre alle primarie repubblicane. Se il candidato è riluttante, la moglie Ann la considera una buona idea e, si sa, i due sono una squadra, in cui la donna, presenza rassicurante, fa sempre da ago della bilancia, quando c’è una decisione da prendere. Le riprese iniziano nel 2006 in un’America che non ha la più pallida idea di chi sia Mitt Romney. Romney ne è consapevole ed, inspiegabilmente, per nulla imbarazzato. Avrebbe dovuto esserlo, invece.

Da una scena del documentario di Greg Whiteley, il repubblicano Mitt Romney, oggi Senatore degli Stati Uniti per lo stato dello Utah, in volo verso l’ennesima sconfitta elettorale.

Mitt, figlio d’arte (il padre, George, era stato ex governatore del Michigan e candidato alle elezioni presidenziali del 1968, mentre la madre, Lenore, era stata candidata alle elezioni del 1970 al Senato per lo Stato del Michigan), è un politico di razza. E’ ricco, bellofotogenico. Buca lo schermo con il suo sorriso smagliante e il ciuffo mai fuori posto, fatta eccezione per il poster del film. E’ un uomo d’affari. E’ convincente, solo se preparato, ma incapace di districarsi davanti a domande scomode. Questa ricerca della perfezione della propria immagine e delle risposte preparate a tavolino finisce per farlo sembrare vanitoso e, spesso, arrogante. Questo non è il Presidente che l’America avrebbe voluto (almeno all’epoca!).

I giornali lo chiamano “mormone voltagabbana” per aver cambiato idea su alcune posizioni politiche. Lo accusano di accettare di dire qualsiasi cosa pur di essere eletto. Romney rimanda al mittente le accuse definendosi invece come l’uomo del cambiamento. Whiteley cattura gli sfoghi del politico attorniato dai famigliari, ma il risultato è il ritratto di un “piagnone”, che si crogiola nel proprio vittimismo. Accusa gli altri per la propria sconfitta e promette di non voler più correre per la carica di Presidente degli Stati Uniti. Cambierà idea. Appunto.

Le Elezioni Presidenziali del 2012

Le riprese del documentario avrebbero dovuto concludersi con la fine della corsa alla nomination repubblicana di Romney. Invece, il regista continua a girare fino al 2012, quando il politico è in corsa per la poltrona da Presidente nello Studio Ovale. Whiteley raccoglie i consigli, le conversazioni serie, le battute scherzose, i momenti di preghiera ed attesa, i silenzi di un uomo nuovamente in viaggio attraverso l’America accompagnato dalla fedele moglie.

Da sinistra, il democratico Barack Obama e il repubblicano Mitt Romney.

Quattro anni dopo, la posta in gioco è, però, diversa. Ora è lui il candidato repubblicano ad affrontare Obama alle urne. In questa seconda parte del documentario, tutti i difetti di Romney emergono in maniera ancor più preponderante. Le sue gaffe sono memorabili quanto disgustose, quando denigra l’elettorato di Obama. Il regista non nasconde questi episodi imbarazzanti. Anzi, sembra volerli cercare ed usare di proposito. La corsa alla Casa Bianca è ancora lunga, ma la moglie capisce che la situazione è grave e, seppur sempre al fianco del marito, in procinto di assistere al primo dibattito presidenziale trasmesso dalla CNN, si lascia scappare un commento infelice, “Mettiamo una marcia funebre, Mitt va all’esecuzione”. Sarà proprio così, metaforicamente.

La moglie di Mitt Romney, Ann.

La moglie è una figura cruciale nel documentario. La sua posizione di sostegno nei confronti delle velleità politiche del marito sono granitiche, ma i silenzi dei suoi primi piani, le sue lacrime e la stanchezza causata dalla malattia, che la fa soffrire, le fanno sperare nella sconfitta repubblicana. E’ lampante. Nel 1998, le viene diagnosticata la sclerosi multipla e nel 2008, è operata per un tumore al seno. E’ fragile fisicamente, quanto forte psicologicamente. Non lo ammetterà mai, ma il senso di pace provato nel ritornare alla normalità della propria casa nello Utah, quell’8 novembre 2012, dopo aver dato il commiato ai Servizi Segreti, è palpabile. Nell’ultimo piano lungo, in cui Romney, seduto di spalle nella poltrona del salotto, nasconde a tutti la sua cocente delusione, il sollievo di Ann, che lo guarda amorevolmente seduta sul divano, è commovente.

Il trailer (in inglese)

La scheda del documentario

Titolo: Mitt

Regista: Greg Whiteley

Sceneggiatura: Greg Whiteley

Cast: Mitt Romney

Produttori: Seth Gordon, Adam Leibowitz, Greg Whiteley, Erin Whiteley e John Kingston

Fotografia: Greg Whiteley

Montaggio: Adam Ridley e Greg Whiteley

Musica: Perrin Cloutier

Casa di distribuzione: Netflix

Paese: Stati Uniti

Anno: 2014

Durata: 92 minuti

Uscita: Il film è proiettato il 17 gennaio 2014 al Sundance Film Festival. E’ distribuito in streaming sulla piattaforma Netflix il 24 gennaio 2014.

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