Effetto Netflix. Le novità nello streaming video on demand

I protagonisti della sitcom Friends. Photo Credit: sconosciuto

Friends, la famosa sitcom americana (1994-2004), fino ad oggi presente nella biblioteca Netflix, ma in scadenza alla fine del 2018, rimane al suo posto, almeno fino al 2019, ma perde l’esclusiva. La sitcom, a suo tempo prodotta in parte dalla Warner Bros. Television, è a tutti gli effetti un prodotto Warner Media (WM), che sta per sbarcare nel mercato dello streaming video on demand (SVOD). Data la necessità di recuperare liquidità dopo una serie di acquisizioni, la WM ha concesso a Netflix una proroga del contratto per 80 milioni di dollari. Tuttavia, il contratto non priva Warner Media del diritto di trasmettere il proprio prodotto sulla propria piattaforma.

E’, quindi, assodato che il mondo dello streaming online è in evoluzione e il 2019 sarà l’anno della svolta. Alcune multinazionali dell’intrattenimento scenderanno in campo per contenere “l’effetto Netflix” e accaparrarsi almeno una fetta della deliziosa “torta” del mercato SVOD.

Photo Credit: sconosciuto

Il mondo Netflix

Wilmot Reed Hastings Jr. e Marc Bernays Randolph fondarono Netflix nel 1997 come semplice attività di noleggio DVD (tre max.), che gli abbonati americani potevano richiedere tramite il proprio profilo online e ricevere a casa per posta, tenere per quanto desideravano e poi re-inviare con la stessa procedura.

Il successo ottenuto spinse la concorrenza – Walmart.com e Blockbuster – ad offrire un servizio del tutto simile a costo inferiore, che in prima istanza danneggiò Netflix. Hastings capì che bisognava prendere un’altra direzione, il digitale. Anche perché la concorrenza includeva la pay-per-view e i canali premium. Così, tra il 2008 e il 2011, questo servizio, paradossalmente dispendioso, visti i costi di spedizione, andò presto soppiantato da SVOD.

Nel tempo, l’offerta di Netflix è diventata più appetibile grazie all’accurata attenzione riservata ai gusti del pubblico attraverso CinemaMatch. Netflix fu l’unico ad usare questo algoritmo studiato per raccomandare film agli abbonati del servizio. Il problema per Blockbuster sorge, quando Netflix inizia ad accaparrarsi il cliente Blockbuster tipo – maschio, studente universitario o lavoratore  con stipendio fisso e di una certa levatura. La selezione fatta a monte su questo tipo di clientela e il rapporto one-to-one non erano stati neppure concepiti dalla concorrenza a quel punto. Ma c’era di più.

Oltre al rapporto personalizzato fornito al sottoscrittore, Netflix aveva capito che i grandi film che approdavano nella loro scuderia non erano altro che catalizzatori per allargare la platea di film che potevano godere di minor budget e battage pubblicitario. La continuità del successo doveva essere una scuderia di pellicole diversificate che potevano vivere una seconda vita dopo la distribuzione nelle sale. Monster’s Ball (Marc Forster, 2001), il film per cui Halle Berry si è aggiudicata la statuetta come Miglior Attrice Protagonista nel 2002, ne è un esempio concreto.

L’offerta Netflix si allarga a macchia d’olio, prima sul mercato sudamericano e poi, col tempo, su quello europeo. Arriva ad investire in prodotti originali nel 2013. La prima produzione fu la tanto amata serie House of Cards (2013-2018). Ad oggi Netflix è una compagnia di distribuzione e produzione globale di intrattenimento digitale. Ma lo status quo è destinato a cambiare.

I RIVALI

Robert Allen “Bob” Iger, amministratore delegato della The Walt Disney Company con Mickey Mouse.

La Disney all’attacco

Gli intenti della Disney di creare una piattaforma indipendente per distribuire i propri film erano sembrati chiari già nel 2016, quando la compagnia si assicurò l’esclusiva dei diritti dei prossimi dieci film della saga di Guerre Stellari, almeno fino al 2020. Il lancio di questo servizio, appesantito dall’afflusso di liquidi dirottati sull’acquisizione della 21st Century Fox, tuttavia, implicherà rinunciare agli utili derivanti dalla licenza di distribuzione dei propri prodotti a terzi.

Eppure l’amministratore delegato della The Walt Disney Company, la più grande compagnia al mondo nel campo dei media, Robert Allen “Bob” Iger, è pronto ad investire centinaia di milioni di dollari nel progetto. L’obiettivo della compagnia è fornire contenuti di massima qualità secondo il modello economico distributor-to-consumer (DTC). Il servizio sarà a buon mercato rispetto ai prezzi fissi di Netflix. La tariffa conveniente sarà, però, il risultato di un numero ridotto di contenuti.

John Stankey, amministratore delegato di Warner Media.

AT&T e le sue carte da giocare

Come la Disney con la 21st Century Fox, anche la AT&T, la più grande holding al mondo nel campo delle telecomunicazioni, ha appena acquisito un colosso come la Time Warner, per 85 miliardi di dollari dopo aver affrontato un processo antitrust del valore di decine di milioni di dollari, che vedeva la Casa Bianca in prima linea contro la AT&T.

Il ramo della compagnia dedicata allo streaming video on demand, la Warner Media è decisa ad investire in questo mercato affidandosi al potere delle sue proprietà satellite, in particolar modo, HBO ed Hulu (di cui il 60% appartiene alla Disney), veri carichi da novanta in questa manche di gioco.

John Stankey, amministratore delegato di Warner Media, è convinto di poter espandere l’offerta fornendo una nuova tipologia di scelta nel campo dell’intrattenimento in una vasta collezione di pellicole, documentari, film d’animazione e serie televisive. I costi dell’offerta saranno stabiliti solo dopo l’avvio del progetto, ma si prevedono costi superiori all’abbonamento premium della HBO.

In tutti questi casi, però, solo una buona esperienza del servizio offerto a parità di qualità e costi farà la differenza in un mercato così competitivo, dove Starbucks è il caffè per antonomasia, tanto quanto Netflix lo è per il cinema, secondo Howard Schultz, amministratore delegato della catena di caffè on-the-go.

Fonti: Variety, Wired e The Hollywood Reporter

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