Morto Pablo Ferro, genio dei titoli cinematografici.

Un’altra funesta notizia dal mondo del cinema. Pablo Ferro, creatore dei famosi titoli di apertura de Il dottor Stranamore – Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba (Stanley Kubrick, 1964), è morto nella sua casa di Sedona, Arizona, per complicazioni in seguito ad una polmonite. Aveva 83 anni. La conferma della morte è arrivata alla rivista di settore Art of the Title direttamente dalla famiglia.

L’art director Pablo Ferro (1935-2018). Intervista per lynda.com.

Nato nel 1935, originario di Antilla, Cuba, dove cresce in una fattoria remota, Pablo Ferro, appena adolescente, si trasferisce a New York con la famiglia. Impara l’arte dell’animazione da autodidatta sfogliando e studiando il libro Animation. Learn How to Draw Animated Cartoons dell’animatore americano, Preston Blair.

Le sue doti ed abilità creative gli assicurano, negli anni ’50, un posto da disegnatore freelance prima all’Academy Pictures e poi agli Elektra Studios. Sarà proprio qui che Ferro realizza il famoso pavone a colori, diventato, da allora, famoso per essere il logo del network americano NBC.

Il suo primo lavoro stabile è nel mondo della pubblicità. Qui conosce l’ex-animatore Disney e suo futuro mentore, Bill Tytla. Ma le collaborazioni importanti sono appena agli inizi. Infatti, di lì a poco lavora con il futuro editore della Marvel Comics e recentemente scomparso Stan Lee (1922-2018). Ferro crea per lui tre storie tra avventura e science fiction e investe questi guadagni in ogni tipo di attrezzatura per creare animazioni. Nel 1961, crea, assieme all’animatore Fred Mogubgub e al fumettista Lew Schwartz, la Ferro, Mogubgub and Schwartz per trasformarla, tre anni dopo, nella Pablo Ferro Films.

La carriera di Ferro, inconfondibile con la sua sciarpa rossa sempre al collo, è associata a film chiave e di successo, che rappresentano una svolta nell’era in cui ognuno di loro è stato prodotto e distribuito.

Grafiche create da Pablo Ferro nei primi anni del suo lavoro per il cinema.

Nel 1964, Ferro passa dalla pubblicità al cinema, prima con il thriller La Donna di Paglia di Basil Dearden con Gina Lollobrigida e Sean Connery, dove nei titoli indaga il torbido dello sguardo di Maria Marcello, il personaggio della Lollo e poi con la chiamata di Stanley Kubrick colpito dall’originalità del suo lavoro in pubblicità. Il regista lo coinvolge nella produzione del trailer di Dr. Stranamore. Questa collaborazione comporta lunghe chiacchierate tra i due e alla creazione della sensuale sequenza di apertura.

Ferro è un innovatore, che non si replica mai. La prospettiva nuova del suo lavoro è dettata dal coraggio di sbagliare e, quindi, di concedersi la possibilità di creare ogni volta un’opera dalla prospettiva originale. Ad esempio, sperimenta la tecnica dello split screen nei titoli di apertura de Il Caso Thomas Crown (Norman Jewison, 1968), dramma poliziesco con Steve McQueen e Faye Dunaway, dove innesca una escalation di ansia e paura in perfetta sintonia con il tono noir del film.

Grafiche create da Pablo Ferro per alcuni dei film di più enorme successo nella storia del cinema.

La grafica quasi grezza, che caratterizza la sua arte, lascia traccia sui titoli del grottesco Beetlejuice – Spiritello porcello di Tim Burton del 1988, a cui seguono La Famiglia Addams di Barry Sonnenfeld nel 1991 e il drammatico Philadelphia di Jonathan Demme nel 1993.

In Good Will Hunting – Genio Ribelle (Gus Van Sant, 1997), storia di un ragazzo prodigio, esplora il minimalismo di formule matematiche, simboli e disegni scritti con il gesso sullo sfondo di una lavagna nera sbiadita. Si smaterializzano e si animano per trasformarsi nei nomi del cast e del titolo del film. Questa scelta ha, allo stesso tempo, un sapore raffinato ed artigianale, combinazione paradossale, ma da lui realizzata.

Nello stesso anno, Ferro rinnova il proprio stile utilizzando un tocco postmoderno nei titoli di L.A. Confidential (Curtis Hanson). Il rosso omicidio della grafica si sovrappone al nero dramma di un thriller anni ’50. Chiude l’anno con la creazione di titoli “dell’altro mondo” per il primo capitolo della serie fantascienza Men in Black (Barry Sonnenfeld).

Image Credit: Pablo Ferro.

Eppure, dopo più di 50 anni di carriera e il concreto talento di questo genio dei titoli cinematografici, il suo nome non è altisonante al grande pubblico. E lui lo sa bene. Forse la sua voluta e costante rottura degli schemi, la scrittura dal sapore manuale, le strane forme delle lettere apparentemente ben poco eleganti, il ritmo incalzante delle sequenze iniziali, lo spirito ribelle del suo stile, ma anche le vicissitudini di una vita vissuta, a tratti, anche in modo drammatico, ma sempre in modo privato e discreto, lo hanno reso invisibile. Ma la grandezza del suo genio sta proprio nell’aver saputo far parlare solo le proprie immagini piuttosto che far parlare o parlare di sé. L’arte è questo. Fragoroso silenzio del creato.

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