Da Alfred Hitchcock a Stan Lee: La febbre del cameo cinematografico

Il fumettista Stan Lee con alcuni suoi supereroi sullo sfondo. Photo credit: , “STAN LEE’S 15 MOST ICONIC MARVEL COMICS ISSUES”, 12 novembre 2018 da nerdist.com.

La recente scomparsa del grande fumettista Stan Lee (1922-2018) ha dato il via ad un particolare modo di ricordare il genio artistico al cinema, il cameo. Stan Lee, infatti, ha avuto piccoli ruoli in film come Spider-Man, Iron Man, Thor, Hulk e molti altri, come pure nei cartoni animati o nelle serie TV, in cui i suoi personaggi diventavano esseri tridimensionali. In queste produzioni, Lee era l’ “ospite” da celebrare assieme ai suoi supereroi e non l’artista che cercava o aveva bisogno di consacrarsi in un’arte diversa. 

Video Credit: SuperHeroesEvolution

Alfred Hitchcock

Tuttavia, Lee non è stato il solo né tanto meno il primo a far comparsate di questo tipo. Con i suoi indimenticabili camei, il regista britannico, poi naturalizzato americano, Alfred Hitchcock (1899-1980) ha impartito il suo imprinting al pubblico, in linea con le ricerche dello zoologo Konrad Lorenz (1903-1989). Negli stessi anni, tramite i suoi studi sulle oche, Lorenz aveva teorizzato l’imprinting come apprendimento per esposizione, la stessa cosa che aveva fatto il regista nella settima arte. Infatti, in ogni suo film o serie TV, Hitchcock spiegava la trama allo spettatore esponendo in prima persona attraverso cameo vocali sia in modo indiretto con escamotage di ogni tipo, come i MacGuffin, irripetibili da altri, perché di natura ed uso esclusivamente hitchcockiano.

In questo modo, Hitchcock dimostrava, certo, ben poca fiducia nello spettatore. Gli studi scientifici di Konrad e la regia cinematografica di Hitchcock sono associabili a ragion veduta, quindi, considerando che, innegabilmente, Hitchcock guidava, o meglio, insegnava allo spettatore a capire “whodunnit,” chi era il colpevole. Questo modo di fare regia non stabiliva l’autorevolezza del regista, quanto la sua autorità, che portava alle estreme conseguenze ricorrendo costantemente al cameo “silenzioso”. In questi termini, il cameo sembra il modo per placare la sua ansia artistica, piuttosto che rivelare sicurezza nel proprio operato.

Caccia al Ladro (Alfred Hitchcock, 1955) con Cary Grant e Grace Kelly. Il regista è seduto a sinistra del attore protagonista.

In Gli Uccelli (1963), Hitchcock è un cliente di un negozio di animali, che esce con due cagnolini al guinzaglio, quando incrocia Melania Daniels (Tippi Hedren) all’uscita. In Intrigo Internazionale (1959) egli è il passeggero di un autobus, che sta per salire a bordo, quando le porte gli si chiudono davanti e la scritta “Regia di Alfred Hitchcock” dei titoli di coda terminano sovrapposti al momento imbarazzante. In Psycho (1960), il regista è un passante, che staziona sul marciapiede fuori dall’agenzia immobiliare in cui lavora Marion Crane (Janet Leigh), una delle vittime nel film.

Video Credit: Teo Youssoufian – #CineFacts

Martin Scorsese

Alfred Hitchcock e Stan Lee sono in buona compagnia. Anche Martin Scorsese ci ha messo del suo. In Taxi Driver (1976) è il passeggero del taxi di Travis Bickle (Robert De Niro). Si tratta di una lunga sequenza in cui il passeggero spiega al taxista silenzioso ed immobile, che nell’appartamento di fronte la moglie lo sta tradendo. Nulla di strano fino a qui, se non che si tratta di un marito geloso sulle tracce di una moglie fedifraga, ma quando afferma di volerla assassinare con una 44 Magnum, le carte in tavola cambiano rivelandosi uno psicopatico. Ne La Dea del Successo (Albert Brooks, 1999), Scorsese recita se stesso. Il regista si reca a casa dello sceneggiatore hollywoodiano Stephen Phillips (Albert Brooks) ed intrattiene con lui un dialogo frenetico riguardo al suo progetto cinematografico futuro, un remake di Toro Scatenato (1980), ma per realizzarlo ha bisogno dell’aiuto di Sarah (Sharon Stone), la bizzarra musa ispiratrice di Phillips.

Video Credit: Fandor

Roman Polanski

Memorabile il cameo di Roman Polański nel suo Chinatown (1974), in cui, aguzzino senza scrupoli, ferisce al naso l’investigatore Jake “J.J.” Gittes (Jack Nicholson) con un coltello a serramanico. In entrambi i casi, sia Polanski che Scorsese appongono la propria “firma” sulla pellicola. Sono quei registi, detti auteur per il loro consistente numero di film ognuno realizzato con un proprio stile definito e riconoscibile.

La lista di simili cameo, in cui registi ed altri personaggi pubblici recitano la parte di se stessi o di personaggi fittizi, è lunga. Non vanno dimenticati, tra gli altri, Quentin Tarantino, David Bowie (1947-2016), Peter Jackson, Steven Spielberg, persino l’attuale Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Scovare la loro presenza in queste chicche del cinema è diventata una sfida quasi divertente per il pubblico degli appassionati, ormai diventati attenti e consapevoli, anche grazie al “maestro” Alfred Hitchcock, alle e delle immagini a cui sono esposti.

Screenshot dal film Chinatown (1974), Roman Polanski nel ruolo di uomo con il coltello.

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