Successo per la 37a edizione de Le Giornate del Cinema Muto

La Hollywood accademica ha fatto tappa a Pordenone.

Come ogni anno, al Cinemazero e al Teatro Comunale Giuseppe Verdi di Pordenone, si sono tenute Le Giornate del Cinema Muto, la rassegna di capolavori degli anni ’10 e ’20 presieduta da Livio Jacob e diretta da Jay Weissberg, arrivata quest’anno alla sua 37a edizione. Ogni anno, questo evento richiama da tutto il mondo i mostri sacri degli studi cinematografici. Per una settimana, Pordenone si popola dei più grandi esperti di storia del cinema delle origini. Le proiezioni, che si sono tenute ogni giorno dal mattino fino a tarda sera, hanno fatto il pieno. Tra la folla di studiosi e studenti, si potevano scorgere i pilastri della disciplina, i docenti americani Richard Abel, Gaylyn Sturdlar, Charles Musser, Lea Jacob tra i tanti intervenuti. E’ stato come sentirsi parte di una Hollywood accademica, dove, però, quando le luci calavano in sala ogni spettatore perdeva la propria identità per rimanere ammirato dalle immagini sullo schermo.

Numeroso il pubblico che ha assistito in questi giorni alle proiezioni della 37a edizione de Le Giornate del Cinema Muto al Teatro Comunale Giuseppe Verdi di Pordenone.

Il successo de Le Giornate del Cinema Muto è stato dettato negli anni da un scelta costantemente ricercata di opere inedite e di qualità, dalla composizione di programmi stimolanti e variegati e da un’organizzazione rigorosa ed impeccabile. La manifestazione, promossa come ogni anno, dalla Regione Friuli Venezia Giulia, dal Comune e dalla Camera di Commercio di Pordenone, dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Turismo – Direzione Generale per il Cinema, dalla Fondazione Friuli assieme a moltissimi altri partner di rilievo, ha portato in città, non solo personalità accademiche dei nostri giorni, ma ha anche e soprattutto celebrato sul grande schermo alcune celebrità italiane che hanno fatto la storia del cinema muto a livello mondiale.

Il proposito per gli anni a venire è quello di avvicinare sempre più alla rassegna cinematografica anche i non esperti, i timidi e gli appassionati di un cinema che, per quanto ne dica il suo stesso nome, è sonoro tanto quanto i film che hanno seguito The Jazz Singer (Alan Crosland) nel 1927, quando le immagini hanno cominciato a trasmettere i dialoghi, senza più ricorrere alle didascalie.

Nei prossimi giorni seguiranno le recensioni di alcuni dei capolavori proiettati in sala durante la manifestazione e alcune chicche di storia del cinema.

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