Sulla mia Pelle (Alessio Cremonini, 2018): Recensione

Alessandro Borghi nei panni di Stefano Cucchi in carcere.

Quando il cinema rappresenta eventi realmente accaduti, ha l’obbligo di farlo in modo onesto. Alessio Cremonini  scrive e dirige Sulla mia Pelle, un film in cui il regista dimostra rispetto per quanto accaduto al giovane Stefano Cucchi, deceduto Roma nel 2009, si presume a causa di percosse ricevute dietro le sbarre da parte di alcuni carabinieri. Cremonini dà dignità alla vittima, quando la follia mediatica dipinge Cucchi come uno sbandato. Sulla mia Pelle è un esempio di civiltà ed umanità, che non condanna nessuno, semplicemente racconta il dramma di un ragazzo nell’arco di sette giorni.

Caso Cucchi

Stefano Cucchi amava lo sport, specialmente la boxe, anche se era fisicamente troppo minuto e secco per combattere sul ring. Si allenava ogni mattina. Jogging e flessioni, questa era la sua routine quotidiana. Il passato di Cucchi, però, era stato caratterizzato da un periodo di tossicodipendenza poi superato, secondo la famiglia, dopo un percorso di recupero in una comunità. Terminata la riabilitazione, il giovane geometra aveva iniziato a lavorare nell’azienda del padre Giovanni. A quanto pare, però, non era riuscito ad uscire completamente dall’incubo della droga, nonostante l’aiuto della famiglia alla quale era molto legato. In più, soffriva di epilessia, una malattia che, comunque, teneva sotto controllo farmacologico.

Nelle prime ore del mattino del 16 ottobre, Cucchi è arrestato a Roma per detenzione e spaccio di stupefacenti. Gli trovano addosso dodici confezioni di hashish (23 grammi) e tre dosi di cocaina, che ha sempre dichiarato di detenere esclusivamente per uso personale. Il mattino seguente, con evidenti ematomi al volto, è processato per direttissima. Il giudice convalida l’arresto. Viene rinchiuso nel carcere di Regina Coeli, dove le sue condizioni di salute peggiorano rapidamente. Condotto all’ospedale Fatebenefratelli per essere visitato, il referto del medico evidenzia lesioni ed ecchimosi alle gambe e al viso, frattura della mascella, emorragia alla vescica, lesioni al torace e due fratture alla colonna vertebrale. Cucchi rifiuta le cure per paura di ritorsioni in galera. “Sono caduto dalle scale,” dice ai medici che lo visitano. E’ poco verosimile che una tale condizione fisica sia il risultato di una caduta e, anzi, sembra plausibile affermare che il detenuto sia stato picchiato. C’è chi sostiene ad opera di un altro detenuto, chi, invece, che siano state le guardie. Alcuni giorni dopo, il 22 ottobre, Cucchi muore all’ospedale Pertini di Roma, denutrito, disidratato e solo — ai genitori era stata negato ogni diritto di visita. Aveva 31 anni. Il processo per stabilire le colpe degli imputati, tra cui medici e carabinieri, è ancora in corso, ma negli anni non ha mancato di riservare sentenze che hanno alternato assoluzioni e condanne. Il caso rimane aperto ed in via di giudizio.

Alessandro Borghi (a sinistra) interpreta Stefano Cucchi nel film, Sulla mia Pelle.

Recensione del film

Il 29 agosto, Sulla mia Pelle, ha aperto ufficialmente la sezione Orizzonti della 75a Mostra Internazionale dell’Arte Cinematografica di Venezia. Il film, proiettato alla presenza della sorella Ilaria Cucchi, ma non dei genitori troppo provati per rivivere la perdita del figlio, ha risvegliato una rinnovata e diversa compassione nell’opinione pubblica, che pensa e guarda alla morte del giovane con occhi tristi, perché il film presenta la tragedia, solo ed esclusivamente, di Stefano e della sua famiglia.

La presenza di medici e carabinieri, quelli che avrebbero dovuto tutelare l’incolumità di Cucchi sono presenze prive di identità. Lo spettatore è talmente immerso nel dolore di Stefano che persino i loro primi piani appaiono vuoti. L’esile fisicità di Cucchi e l’enormità del suo dolore, invece, riempiono ogni inquadratura. Vedendo Stefano, disteso o raggomitolato sul letto dell’ospedale o sulla branda di una cella nascondendo a tutti il volto tumefatto, lo spettatore prova un dolore straziante. Lo scopo del regista Cremonini è proprio quello di riprodurre sullo schermo quello che l’opinione pubblica ha visto nella gigantografia del volto di Cucchi, ormai morto, reso violaceo dalle percosse subite e che la sorella Ilaria ha reso pubblica con estremo coraggio davanti alle telecamere di tutta Italia.

La performance dell’attore Alessandro Borghi è magistrale. La somiglianza con Cucchi è sorprendente. L’attore ha “vissuto,” almeno sotto il profilo psicologico, la violenza sulla propria pelle. Ha perso 13 chili ed inevitabile è stata la necessità del supporto psicologico di un team di esperti per aiutarlo a controllare il processo di identificazione. Ogni passo della tragedia di Cucchi è tinta di colori gelidi. Filtri bluastri, riservati agli interni del carcere, e i neon freddi degli ospedali, raggelano il sangue nelle vene. Solo l’ambiente domestico nella sequenza iniziale, in cui Stefano va a casa dei genitori per cenare, prima dell’arresto nella notte, è caratterizzata da una luce soffusa, calda equiparabile ad un ambiente protetto e amorevole. Nel rifugio della casa paterna, dove si cerca di capire come aiutare Stefano, Jasmine Trinca nei panni di Ilaria e Max Tortora con Milvia Marigliano nei panni dei genitori, Giovanni e Rita, portano sullo schermo il dignitoso dolore di una famiglia che si lascia andare solo alla vista del corpo senza vita ed irriconoscibile del figlio.

Prima di girare il film, Cremonini aveva esaminato tutta la documentazione disponibile sul caso e, alla luce di quanto letto, non prende ugualmente posizione. Non ha santificato Cucchi e non ha mai puntato il dito contro nessuno. Ha semplicemente raccontato i fatti sottolineando, però, che il caso di Stefano Cucchi era solo il 148esimo su 172 decessi avvenuti in carcere nel 2009. Non solo, egli ha anche dichiarato nei titoli di coda che la famiglia Cucchi, ispezionando la casa di Stefano nei giorni seguenti, ha rinvenuto un chilo di hashish e 130 grammi di cocaina prontamente denunciati alla Polizia, ad indicare che questa è la storia vera di una famiglia onesta che è stata devastata per la morte di un figlio che non doveva morire così giovane e in questo modo.

Trailer

Scheda del film

Titolo: Sulla mia Pelle (titolo inglese: On my Skin)

Regista: Alessio Cremonini

Cast: Alessandro Borghi, Jasmine Trinca, Max Tortora, Milvia Marigliano

Genere: Drammatico

Soggetto: Alessio Cremonini

Sceneggiatori: Alessio Cremonini, Lisa Nur Sultan

Fotografia: Matteo Cocco

Montaggio: Chiara Vullo

Produttore: Luigi Musini, Olivia Musini, Andrea Occhipinti

Casa di produzione: Cinemaundici, Lucky Red

Distribuzione: Lucky Red, Netflix

Paese: Italia

Anno: 2018

Durata: 100 minuti

Data di uscita: 29/08/2018 alla Mostra Internazionale dell’Arte Cinematografica di Venezia – in concorso nella Sezione Orizzonti. Il film esce su Netflix il 12 settembre 2018.



Categories: Festival, Film, Mostra internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia

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