Tacciato di maschilismo Alberto Barbera, direttore della Mostra del Cinema

Alberto Barbera, direttore della Mostra del Cinema di Venezia. Foro di Vittorio Zunino Celotto/Getty

Non c’è un festival del cinema che si rispetti che non conosca critiche da parte della stampa e dell’industria stessa. Qualche settimana fa, l’autorevole rivista The Hollywood Reporter ha pubblicato un articolo a firma di Ariston Anderson in cui il giornalista denuncia la mancanza di film diretti da registi donne nella competizione. Un solo film su 21 e, in effetti, il contrasto balza agli occhi, ma la scelta dei film non è basata sul genere del regista, ma sulla qualità dell’opera cinematografica. Il film di Jennifer Kent, The Nightingale, risponde a quei parametri e per questo è in corsa per il Leone d’Oro. Il direttore della mostra Alberto Barbera finisce, quindi, per ritrovarsi invischiato in una bufera mediatica nella quale deve difendersi per ben due volte dall’accusa di aver creato quest’anno un festival intriso di tossico maschilismo.

Interpellato dal giornale che gli ha mosso tale accusa, Barbera dice che la selezione è avvenuta dopo la visione di 1500 pellicole, di cui solo un terzo erano state dirette da registi donne. Tra queste, la firma di alcuni cineasti può risultare riconoscibile da un occhio esperto come il suo, ma nella maggior parte dei casi, i titoli di coda non devono neanche essere presi in considerazione dai giurati affinché non vengano influenzati nella scelta. Piuttosto, il direttore sostiene che il problema è intrinseco all’industria del cinema e che il festival non può caricarsi l’onere di rivoluzionarne la natura per risolvere le sue incongruenze. Non è quella la funzione di nessun festival. E aggiunge che la situazione al Festival di Cannes e a quello Locarno di quest’anno non è stata molto diversa, se non per qualche unità in più in gara.

Il regista francese Jacques Audiard al Photo call quest’anno a Venezia. Foto di CLAUDIO ONORATI/EPA-EFE/REX/Shutterstock (9843768ap)

Al coro di critiche, si aggiunge anche la voce del regista francese Jacques Audiard, che durante la conferenza stampa per il suo western The Sisters Brothers ha ribadito in modo fermo il suo dissenso per la  selezione fatta alla Mostra. Arriva persino a denunciare di non aver mai visto una donna neanche alla guida di un festival. Un’aberrazione questa per lui. Un’esagerazione per altri. O la folle ossessione derivata dagli scandali targati Weinstein? Nell’ultimo anno, la difesa nei confronti delle donne da parte dei cineasti sembra superare ogni limite. Stroppia decisamente. E poi dopo tutto le donne sanno anche difendersi da sole e questa caccia ai detrattori del cinema al femminile puzza di estremo senso di colpa.


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Categories: Festival, Home, Mostra internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia

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